Tra rabbia, dolore e perdita del rispetto: cosa è accaduto a Terni
Negli ultimi giorni, Terni è diventata teatro di una tensione dolorosa, che investe non solo la politica locale ma anche l’anima stessa della convivenza civile. Tutto ciò è nato da alcuni post e dichiarazioni del sindaco Stefano Bandecchi sulla questione di Gaza, rilanciati sui social. Parole molto forti e contestate, tra cui affermazioni come «20.000 bambini non sono mai morti» nella Striscia di Gaza, o accuse di infanzia “spezzata” a nove anni, che molti considerano false, provocatorie, gravemente offensive.
Le reazioni non si sono fatte attendere: esponenti del centrosinistra locale e nazionale hanno parlato di parole “vergognose”, “ripugnanti e spregevoli”, definendo gli attacchi di Bandecchi un’offesa non solo alle vittime del conflitto ma anche alla comunità ternana, che da sempre si vanta di solidarietà e umanità.
In molti hanno condannato il linguaggio usato, sostenendo che vada rigettato ogni tentativo di strumentalizzazione, in particolare di bambini.
Ma anche nei toni delle repliche, nelle modalità delle polemiche, non è mancata una certa violenza — non solo quella metaforica delle parole, ma delle accuse che riducono l’avversario a nemico, dell’indignazione che diventa scherno, dell’uso della rabbia più che della ragione. Il rischio è che la politica sia ormai identificata come un’arena in cui cimentarsi con lo scontro verbale piuttosto che tramite discussione argomentata.
Che cosa questa vicenda ci ha tolto
- Ci ha tolto la serenità: sembra che ogni questione debba diventare pretesto per una resa di conti, e non una riflessione.
- Ci ha tolto fiducia: nei rappresentanti, negli attivisti, nel poter discutere senza temere insulti o pregiudizi.
- Ci ha tolto la dignità del dibattito: il confronto smarrisce la misura e spesso la verità.
Quando le dichiarazioni sono infondate o esagerate, esse meritano certamente una correzione. Ma la correzione via insulti, via anatemi, via spettacolarizzazione del dolore — non guarisce, allontana.
Un appello a tutti noi
Questo non è il modo in cui si costruisce una comunità forte. La libertà di opinione è uno dei pilastri della democrazia. Ma essa comporta responsabilità. Quando si parla di vite, di sofferenze, di conflitti veri — non è lecito usare false generalizzazioni, immagini estreme, offese gratuite.
Con passione e convinzione, ribadiamo:
- Accettiamo la differenza d’opinione, senza negare che esista. È normale che non la pensiamo tutti allo stesso modo, ma il rispetto reciproco è condizione indispensabile per condividere un futuro insieme.
- Rigettiamo la violenza delle parole, perché ferisce tanto quanto la violenza fisica. Le offese non edificano; separano.
- Ricerchiamo competenza, dati, fonti affidabili nel dibattito: informarsi, verificare è dovere di chi parla e chi ascolta. Non si può costruire consenso o dissenso su cifre inventate o su affermazioni non verificate.
- Riprendiamo il valore della politica come servizio, non come palcoscenico dell’ira.
Che la politica torni a livelli degni di un dibattito civile
Terni merita una politica che sia capace di ascolto, che non tradisca la dignità delle persone. Abbiamo bisogno di rappresentanti che parlino con chiarezza, ma anche con umanità; che abbiano il coraggio di dire ciò che pensano, sempre con la dovuta misura e la disponibilità a correggersi, se sbagliano.
Torniamo ad alzare lo sguardo, oltre la polarizzazione, oltre la rabbia. Che la politica, qui a Terni, torni a essere spazio di costruzione, ragione, speranza.
Torniamo a discutere come comunità: con rispetto, giustizia e impegno.

